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Enigmi sardi

Nasce in una famiglia sarda di ricchi possidenti terrieri, ma a 28 anni decide di lasciare tutto. Suo padre non gliela perdona e gli chiude i rubinetti delle finanze lasciandolo senza un soldo.

Essere Conte, Cavaliere e Grande Ufficiale o girare su un trattore con un cameriere in livrea non serve a nulla a Giorgio per sedurre la bellissima Ida, viennese che vive a Milano dove lui si trasferisce per conquistarla. Suo padre, pioniere della meccanizzazione agricola della Sardegna, non sospetta che il primogenito voglia anche sottrarsi ad un passaggio generazionale già deciso e per pronta risposta gli taglia i viveri.

Sarà la rivista austriaca Das Rätsel (l’enigma) che Ida ha sempre in mano a dargli l’idea per guadagnare di che vivere (anche se le sorelle lo aiutano di nascosto dal padre).

Nasce così La Settimana Enigmistica, in un bilocale in affitto dove è andato a vivere con Ida. Giorgio, che è il padre della locuzione “parole crociate”, si occupa di tutto dai contenuti alla distribuzione. È il 1932, esce il primo numero (foto qui sotto).

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Ritmata da un’uscita settimanale mai interrotta (saranno posticipati di poche settimane i soli numeri 607 e 694 usciti nel 1943 e 1945), la rivista segnerà il costume italiano contribuendo a ridurre l’analfabetismo dal 20% del 1930 all’odierno 0,6%.

La formula vincente dei Sisini, oggi guidati dal nipote di Giorgio, sarà un format pressoché immutato a partire dalla riconoscibilissima copertina dove alterneranno volti femminili (numeri dispari) e maschili (numeri pari), con la sola eccezione di Aldo, Giovanni e Giacomo, testimonials usciti tre settimane di seguito.

Il confronto, Aguzzate la vista, l’investigatore Volponi o la Susi del famoso quesito attraverseranno le generazioni insieme agli enigmisti, primo fra tutti Piero Bartezzaghi (nella foto a sinistra con Giancarlo Brighenti, il re dei rebus) considerato il maggior enigmista del Novecento italiano e la cui eredità è stata raccolta dal figlio Alessandro.

Z-e-B
La cifra di famiglia sarà una riservatezza maniacale. La redazione è da tempo immemorabile al 10 di piazza Cinque Giornate a Milano, ma sul citofono non c’è scritto niente. Non concedono interviste e non si fanno fotografare.

Forse perché l’azienda con oltre 50 milioni € di fatturato guadagna 6 volte la performance media dei titoli quotati alla Borsa Italiana, tanto da non aver mai ceduto alle lusinghe delle inserzioni pubblicitarie, nonostante le offerte da capogiro.