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La lavatrice coi baffi

Difficile immaginare nel 1888 (data della sua nascita) che nella testa, nel cuore e nella mano dell’italiano Alfonso sarebbe passata una creazione senza tempo, all'incrocio tra l’invenzione americana del processo di fusione in conchiglia (che Alfonso imparerà in Francia, giovanissimo fonditore), il boom dell’alluminio (metallo simbolo della dittatura fascista) e l’invenzione della “lessiveuse” (foto sotto), il pentolone brevettato nel 1857 dal francese François Proust e antenato delle odierne lavatrici, dove acqua e detergente salgono bollendo attraverso un tubo centrale per ricadere sugli indumenti.

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Alfonso Bialetti ha 45 anni quando unisce di colpo in un’intuizione geniale l’osservazione della moglie che sta facendo il bucato e la propria abilità a produrre semilavorati in alluminio nella fabbrica che ha aperto da poco più di 10 anni a Crusinallo, nell’omegnese. Nasce così la moka Bialetti – nome ispirato a Mokha, una delle più antiche e rinomate zone di produzione del caffè arabica nello Yemen - una caldaia a base ottagonale, un filtro, un imbuto e un serbatoio che sostituirà il pentolino usato al Nord e la napoletana diffusissima al Sud, e farà entrare il caffè espresso nelle case degli italiani. Quello ancora senza crema e fino ad allora appannaggio dei bar - che ne dominavano tutti gli aspetti dalla tostatura al consumo - e della relativa élite che poteva frequentarli. 

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Nasce così nel 1933 un prodotto tanto semplice quanto durevole (manutenzione zero: basta ogni tanto cambiare la guarnizione di gomma) di cui Alfonso – come capita a tanti tecnici - si innamora a tal punto da non coglierne in pieno il potenziale di sviluppo commerciale; la produzione annua è limitata a meno di 10.000 caffettiere, buona parte delle quali è Alfonso stesso che va a vendere al dettaglio, girando fiere e mercati.

moka-storia-italiana-3Sarà il figlio Renato, liberato da un campo di prigionia nazista, a cogliere gli acceleratori di mercato offerti dal dopoguerra: lo sviluppo del marketing, l’importanza crescente della Fiera di Milano, la cartellonistica pubblicitaria affidata alla felice mano di Paul Campani (animatore e fumettista italiano, inventore di Carosello) che stilizzerà col famoso omino coi baffi una caricatura dello stesso “commendator Renato”. Il tempo di togliere gli imballi ai macchinari con i quali papà Alfonso aveva protetto gli impianti produttivi durante il secondo conflitto mondiale, e negli anni 1950 la produzione riparte volando a diversi milioni di pezzi l’anno.

moka-storia-italiana-4E’ in questo periodo di felice successo che i Bialetti hanno modo di incrociare il proprio DNA (non però il destino imprenditoriale) con un’altra famiglia eccellente di quella Omegna attraverso la quale la vecchia provincia novarese si allunga sul lago d’Orta e che segnerà indelebilmente la storia del design industriale. Germana, la sorella di Renato, sposa Carlo Alessi (figlio del capostipite dell’omonima fabbrica di casalinghi di design), che negli anni 1950 dirige già l'azienda di famiglia, dandole una dimensione internazionale e aprendola alla collaborazione con designer esterni, che diventerà la cifra caratteristica di Alessi.

E’ invece con un’altra famiglia – questa volta bresciana – che si incrociano i destini economici di Bialetti, che negli anni 1990 cede la Alfonso Bialetti & C. di Crusinallo (VB) alla Rondine Italia di Coccaglio (BS), produttrice di pentole in alluminio e di proprietà della famiglia Ranzoni che fonderà le due aziende nella Bialetti Industrie ed unirà sotto la propria ala i marchi Bialetti, Rondine, Girmi, Aeternum e CEM.

L’ingresso in Borsa del 2007 per raccogliere i capitali necessari a finanziare il processo di internazionalizzazione ed a contrastare il mercato oramai consolidato, aperto dall’Ing. Gaggia - che porta nelle case degli italiani la macchina da caffè espresso con la crema come la conosciamo oggi - e l’ancor più dirompente avvento del caffè in cialde, non è sufficiente per allontanare le nubi finanziarie che porteranno dieci anni dopo l’azienda in sofferenza sotto il peso di quasi 70 milioni di Euro di debiti.

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L’apertura di management, governance e capitale a soggetti terzi diventa così irrinunciabile sotto lo scacco del fallimento: nel 2019 entra nel capitale il veicolo Sculptor Ristretto (che fa capo all’ex-megafondo americano Och-Ziff Capital Management che Daniel Och ha dovuto frettolosamente rinominare Sculptor a seguito dell’indagine sull'ipotesi di ripetuti episodi di corruzione in Africa); entrano nel 2019 anche il nuovo CFO Alessandro Matteini (ex Grandi Navi Veloci S.p.A e Ariston Thermo Group) e sale al ruolo di Amministratore Delegato Egidio Cozzi, in Bialetti dal 2013 quando venne richiamato dopo esserne stato l’Export Manager dal 2000 al 2006.

Non è irragionevole pensare che l’intuizione di Alfonso Bialetti di adattare una lavatrice a caffettiera usando le nuove tecnologie di colata dell’alluminio abbia portato nelle case di mezzo mondo qualcosa come mezzo miliardo di “caffettiere Bialetti, quella coi baffi”. Anche dopo la vendita alla famiglia Ranzoni – che chiude alla seconda generazione il family business targato Bialetti con una saggia dismissione invece di un secondo passaggio generazionale dinastico – Bialetti Industrie continua ad avere le caratteristiche del family business. Questa volta però l’incrocio tra innovazione, accelerazione dei costumi e competitività crescente del mercato dimostra che la singola famiglia fatica come non mai ad esercitare il rischio imprenditoriale senza aprirsi a modelli partecipativi che portino nel perimetro del management, della governance e del capitale degli stakeholders terzi che abilitino un diverso contributo all'intento strategico dell’impresa.

La dimostrazione è il ritorno all'utile in piena pandemia, coi ricavi di che nel 2021 hanno toccato i 147 milioni per 16 milioni di EBITDA ed un azionariato concentrato per quasi il 50% nelle mani di Francesco Ranzoni, accompagnato dalla Borsa, dal fondo e da altri azionisti di minoranza.

 Bialetti sarà sempre sinonimo, scolpito nel nostro immaginario di quel rito sociale che unisce tutti, ricchi e poveri, in pochi semplici gesti: la preparazione di una tazza di caffè all'italiana, in tazza piccola, nero e bollente. Ma dall'immaginario al mondo reale sono le nostre capacità imprenditoriali, di gestione e di apertura al confronto che possono scaricare o rinnovare la batteria dell’inesorabile orologio del tempo che vorremmo portasse il nostro nome e facesse sventolare il tricolore idealmente per sempre.