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Giovane scienziata al microscopio
7 min

La vera rivoluzione non è scoprire una cura, ma decidere che debba essere per tutti

Figlia di un immigrato di Trinidad e primo macchinista afroamericano della metropolitana di New York e di una discendente di schiavi africani Cherokee, sarà sua madre a risparmiare ossessivamente il poco che avanzava dallo stipendio di domestica per investire nell’istruzione della figlia.

Studentessa straordinaria e selezionata a soli 17 anni per un prestigioso programma estivo di ricerca sul cancro, Patricia elaborerà uno studio sulla crescita delle cellule tumorali che le varrà il Merit Award della rivista Mademoiselle. A 22 anni arriva il Bachelor in chimica. 4 anni dopo la laurea in Medicina con lode. È il 1968.

Durante la specializzazione tra la Columbia University e l’Harlem Hospital, osserva un dato allarmante: i pazienti afroamericani presentano tassi di cecità significativamente più elevati rispetto ai pazienti bianchi. La causa principale? La mancanza di accesso alle cure oculistiche. Da questa consapevolezza Patricia Era Bath crea l’oftalmologia “comunitaria”, disciplina volta a garantire assistenza oftalmica anche alle fasce più svantaggiate della popolazione. I risultati delle sue ricerche porteranno all’avvio di interventi chirurgici gratuiti, ai quali parteciperà come assistente chirurgo.

Nel 1973 Patricia diventerà la prima donna afroamericana a specializzarsi in oftalmologia. Sarà la prima donna docente del Dipartimento di Oftalmologia del Jules Stein Eye Institute dell’UCLA e nel 1983 la prima donna negli Stati Uniti a dirigere un programma di specializzazione in oftalmologia.

Patricia E. Bath nel suo studio

Nonostante le politiche ufficiali contro la discriminazione, dovrà affrontare episodi di razzismo e sessismo, primo fra tutti l’assegnazione da docente di ruolo di un ufficio nel seminterrato, accanto ai locali destinati agli animali da laboratorio, proposta che rifiuterà e denuncerà con fermezza.

Negli anni Ottanta lavora ad un dispositivo innovativo per il trattamento della cataratta. Nasce così il Laserphaco Probe, uno strumento al laser per dissolvere in modo preciso e meno traumatico il cristallino opacizzato, consentendo la successiva inserzione di una lente artificiale che soppianterà la rischiosa tecnica ad ultrasuoni. Sarà la prima donna afroamericana a ricevere un brevetto medico al quale negli anni se ne aggiungeranno diversi altri che le varranno il riconoscimento del’U.S. Patent and Trademark Office come una delle più importanti innovatrici nel campo dell’oftalmologia, migliorando o ripristinando la vista di milioni di persone nel mondo.

Parallelamente all’attività clinica e scientifica, cofonderà l’American Institute for the Prevention of Blindness, organizzazione dedicata alla prevenzione e al trattamento della cecità a livello globale.

Lo straordinario impegno professionale non le impedirà di essere anche una madre presente e affettuosa. Sua figlia, la dottoressa Eraka P. Bath, diventerà psichiatra e professoressa associata alla UCLA, impegnata nella promozione dell’equità sanitaria per giovani e famiglie appartenenti a gruppi etnici e sociali svantaggiati.

Ritratto solare di due donne sorridenti

Patricia Bath con la figlia Erika

Patricia Bath se ne va nel 2019 a 76 anni a causa di complicazioni legate a un cancro. Nel 2024 è stata inserita nella National Women’s Hall of Fame per celebrare non solo i suoi traguardi scientifici, ma anche l’impatto duraturo del suo impegno per la giustizia sociale e l’accesso universale alle cure.

𝐋𝐚 𝐯𝐞𝐫𝐚 𝐫𝐢𝐯𝐨𝐥𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐬𝐜𝐨𝐩𝐫𝐢𝐫𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐜𝐮𝐫𝐚, 𝐦𝐚 𝐝𝐞𝐜𝐢𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐝𝐞𝐛𝐛𝐚 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐢.

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