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Da Posillipo a Deerfield, passando per Chiavari. La storia della quarantesima azienda più grande del mondo.

Questa storia inizia nel 1849 in Goose Gate, nei pressi di una delle porte di accesso alla città di Nottingham al centro della Gran Bretagna, e arriva ai giorni nostri più solida che mai, dopo avere annodato i fili di 5 avventure imprenditoriali ed essersi fatta contaminare in modo felicemente pervasivo e duraturo dal nostro italian touch.

È dunque a Nottingham che John Boot - agricoltore dalla salute instabile che lo costringe ad abbandonare la vita dei campi - apre il suo primo negozio di rimedi officinali (The British and American Botanic Establishment), forte dell’esperienza fatta con la madre nel confezionare erbe a fini terapeutici per alleviare i dolori fisici di entrambi. I problemi di salute non gli danno però tregua e John muore nel 1860 a soli 45 anni, lasciando la moglie e il figlio di appena 10 anni con un negozio da mandare avanti. Sarà quest’ultimo, Jesse, a trasformare la bottega di famiglia in una catena nazionale di rivendite farmaceutiche (The Boots Company). Grande benefattore della città di Nottingham, che gli tributerà nel 1909 il titolo di Barone di Trent, Jesse Boot baserà il suo successo su una formula di marketing, che segnerà per sempre il modello di business delle farmacie: accettare solo pagamento in contanti per garantire prezzi competitivi alla clientela.

boots 1849

A questo punto dobbiamo spostarci sull'altra sponda dell’Atlantico e andare alla Chicago del 1901, dove il ventottenne farmacista Charles Rudolph Walgreen - figlio di  Carl Magnus Olofsson, emigrato svedese che cambierà all'immigrazione il cognome – acquista la sua prima farmacia nel Barrett's Hotel, tra Cottage Grove e Bowen Avenue. Deciso a non pesare sulle pur robuste spalle finanziarie del padre, e per nulla spaventato dalle già numerose farmacie presenti a Chicago (se ne contavano oltre 1.500 all'epoca), Charles si scopre uomo di marketing e si mette ad inseguire la formula perfetta per servire i clienti in maniera superba” a prezzi competitivi, possibili solo producendo in proprio medicinali della migliore qualità. Nel 1910 le farmacie Walgreen erano già conosciute per la gentilezza dei commessi, per gli interni ariosi ed accoglienti, per le ampie vetrine scintillanti di luci colorate e soprattutto per il Two Minute Drill: la consegna di ordinazioni telefoniche al vicinato, entro il tempo della telefonata stessa durante la quale il farmacista intratteneva il cliente il tempo necessario.

walgreen drugs

La svolta avviene però con l’allargamento dell’offerta dai prodotti farmaceutici a quelli alimentari, fino a tazze e pentole (mai venduti fino ad allora in una farmacia), il cui blockbuster rappresentativo è il malted milkshake, un frappè inventato nel 1922 che sfrutta le colonnine dell’acqua minerale (soda water) di cui ogni farmacia è dotata perché considerata salutare e benefica.

Sarà la discendenza di Charles Walgreen - che muore nel 1939 con oltre 60 farmacie al suo attivo - a dare continuità alla tradizione di marketing, innovazione e organizzazione dopo la seconda guerra mondiale. Negli anni 1950 arrivano il codice a barre sui prodotti ed i negozi self-service (un’innovazione che in appena 3 anni fa di Walgreens la maggiore catena americana di self-service-stores) e alla fine degli anni 1960 le medicine vengono confezionate in contenitori a prova di bambino. Una norma di sicurezza che la legge introdurrà solo parecchi anni dopo.

Dobbiamo ora riavvolgere il nastro del tempo e tornare in Gran Bretagna nella Londra del 1938, al 219 di Upper Tooting Road, dove Ernest Skues registra la sede di una cooperativa di appena 100 farmacie sotto il nome di Unichem Ltd.

unichem

L’obiettivo della cooperativa è quello di favorire la distribuzione organizzata di medicinali attraverso un servizio di furgoncini che fanno la spola tra quello che oggi chiameremmo il centro logistico ed i negozi fisici distribuiti sul territorio. Il modello ha notevole successo e decreta l’inizio di un’espansione che confluirà nel 1997 in un Gruppo, le cui origini ci obbligano a fermarci prima a Napoli e poi a Chiavari.

 

Pescarese, classe 1941, Stefano si laurea in Ingegneria nucleare al Politecnico di Milano prima di affrontare nel 1977 il rilancio dell’azienda di famiglia, Alleanza Farmaceutica, attiva nella distribuzione di prodotti farmaceutici nell'elegante quartiere partenopeo di Posillipo. Stefano studia i margini lordi dei concorrenti europei che girano in quegli anni intorno al 14-15% per un utile netto del 1-2% e parte con una politica di acquisizioni e rilanci di  distributori del Sud Italia, inseguendo la massa critica che ritiene necessaria a sostenere il modello di business che ha in mente. È un pomeriggio del 1985 quando Stefano sta aspettando Ornella, che è in ritardo di qualche ora. Non si conoscono se non per telefono e lei è bloccata da un incidente in autostrada, dopo 3 ore di un viaggio iniziato a Chiavari.

È lì infatti che, dopo la laurea in farmacologia a Genova e con l’aiuto dei genitori imprenditori, Ornella Barra acquista la farmacia Bellagamba, in piazza delle Carrozze (ancora oggi la più grande farmacia di Chiavari). Non le piace però il modello distributivo dei prodotti farmaceutici, per il quale vede notevoli margini di miglioramento. Apre così un’azienda di distribuzione a Lavagna, la Di Pharma, e capisce che la scala economica è tutto, in quel business. Ha bisogno di trovare chi la pensa come lei. Ha sentito parlare di un imprenditore che a Napoli si sta già muovendo sulla stessa scia e vuole incontrarlo. È Stefano Pessina, che la sta aspettando in ufficio. Quell'incontro a Napoli cambierà la vita a entrambi, perché insieme ad un sodalizio professionale ne inizierà anche uno sentimentale col quale Stefano (di 13 anni più vecchio di Ornella) volta la pagina di un primo matrimonio già andato male e dal quale ha avuto due figli.

Le due aziende si fondono nel 1986, dando vita ad ASI (Alleanza Salute Italia) e da questo momento la coppia Pessina-Barra accende l’aspirapolvere delle acquisizioni. Nel 1988 varcano i confini nazionali creando Alliance Santè, il veicolo col quale conquistano la cooperativa inglese Unichem, inventata come abbiamo visto 50 anni prima da Ernest Skues.

Nel 2006 la coppia gira da 20 anni e insieme sono pronti per il secondo colpo da maestro, un leveraged buyout (il secondo per valore in Europa dopo Telecom-Olivetti) per scalare il Gruppo Boots, col quale abbiamo iniziato questo racconto. I 22 miliardi di dollari per l’operazione arrivano da Kohlberg Kravis Roberts, Società nota nel mondo del private equity come KKR e fondata nel 1976 da Jerome Kohlberg Jr. con 2 cugini. La sede di Alliance Boots è posta in Svizzera e rappresenta uno dei maggiori grossisti farmaceutici d'Europa.

Manca un ultimo tassello per arrivare sul tetto del mondo e questa volta non è un’acquisizione ma la vendita della maggioranza di Alliance Boots (intanto diventata Alliance Healthcare) a Walgreens, che si completa nel 2016.  

Nasce così il colosso Walgreen Boots Alliance, 40° azienda al mondo, 17° in USA, 137 miliardi  di dollari di fatturato per 440.000 dipendenti. Quasi 20.000 punti vendita propri e 400 centri di distribuzione in grado di rifornire 240.000 farmacie, ospedali, ambulatori in 25 Paesi.

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Alla guida sempre loro, Stefano Pessina (prossimo ai 79 anni) CEO e Ornella Barra (66 anni) COO. Stefano, che è il maggiore azionista individuale di Walgreens con oltre il 13% del capitale, vale secondo Forbes 9 miliardi di dollari (effetto Coronavirus, perché a fine 2019 valeva 12,4 miliardi), il che lo posiziona al 3° posto degli uomini più ricchi in Italia e 133° al mondo.

Nel 2018 Pessina è partito all'attacco della ri-brandizzazione delle farmacie italiane sotto il marchio Boots, partendo dall'acquisizione della storica Farmacia Carlo Erba in Piazza Duomo a Milano (seconda farmacia dopo quella di Brera, acquisita nel 1878 da Carlo Erba in persona, fondatore dell’omonimo gruppo farmaceutico), di cui ha assorbito anche gli 8 milioni di Euro di debiti e mantenuto come direttore dell’esercizio l’ex-titolare Gianni Valdati.

La prossima sfida professionale della coppia è la digitalizzazione ed in particolare l’e-commerce (Amazon ha negli Stati Uniti la licenza per distribuire anche i medicinali con ricetta). Il futuro dalle parole dello stesso Pessina: “Con la nostra app possiamo consegnare i nostri prodotti in giornata alla maggior parte degli americani e in soli due giorni a tutti gli altri, compresi quelli che vivono in Alaska. Le farmacie e la tecnologia sono complementari perché ci sarà sempre la necessità di avere un rapporto umano con il farmacista. L’idea  che un domani la gente sarà contenta di parlare con Alexa e aspettare a casa i medicinali magari dopo aver avuto la valutazione di una intelligenza artificiale è estremamente improbabile per un certo numero di generazioni. Immaginiamo invece che un individuo sia a rischio diabete. E’ una informazione che noi possiamo avere se viene nelle nostre farmacie e accetta i nostri programmi. Ora se quel cliente, sempre nei nostri store Walgreens, compra prodotti troppo zuccherati noi lo possiamo avvertire sullo smartphone ricordandogli che gli fa male e che rischia di aumentare la probabilità che il diabete insorga. Questa è la vera farmacia del futuro. Un hub fisico dove virtualmente possiamo dire al nostro cliente di cosa ha bisogno (intervista a Stefano Pessina dall’articolo di Michael Pontrelli)

pessina barra

Stefano e Ornella sono da tempo cittadini monegaschi.